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lunedì 19 gennaio 2009

Nebel

Sie stehen eng umschlungen
ein Fleischgemisch so reich an Tagen
wo das Meer das Land berührt
will sie ihm die Wahrheit sagen

Doch ihre Worte frisst der Wind
wo das Meer zu Ende ist
hält sie zitternd seine Hand
und hat ihn auf die Stirn geküsst

Sie trägt den Abend in der Brust
und weiß dass sie verleben muss
sie legt den Kopf in seinen Schoß
und bittet einen letzten Kuss

und dann hat er sie geküsst
wo das Meer zu Ende ist
ihre Lippen schwach und blass
und seine Augen werden nass

Der letzte Kuss ist so lang her
der letzte Kuss
er erinnert sich nicht mehr


 


(Rammstein)

giovedì 15 gennaio 2009

Notturno a Cima Mares


Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi.


 


Questo ho pensato l’altra sera, negli ultimi metri prima della vetta di Cima Mares, 1654 m, mentre le ombre nere dei miei due soci di avventura si stagliavano nel cielo stellato, e  la neve rifletteva la luce argentata della luna. Pensavo a chi stava giù, in quella caotica ed illuminata e frenetica pianura, mentre c’erano tre matti come noi soli su per la montagna con gli sci ai piedi.


 


Siamo riusciti ad organizzarci al volo lunedì sera, ed eccoci quindi a Cuorgnè alle 7 di sera, si carica l’auto e via. Dobbiamo partire dalla frazione Ceritti, a circa 1000 m di quota. Alle 7 e 40 partiamo sci ai piedi e alla luce delle frontali. La strada è chiusa al traffico e parzialmente sgombra di neve.


 


Saliamo nel silenzio rotto solo dalle nostre voci. Rimango un po’ indietro, ascolto il mio respiro e il freddo che mi accarezza il volto. Arriviamo al bivio del Trione, e prendiamo la strada per la Balmassa.


 


Penso che sono stato qui meno di due mesi fa. Alzo gli occhi al cielo, un bolide lo attraversa, “oh, una stella cadente”… è un pensiero che torna sulla Terra.


 


Continuo a salire, raggiungo gli amici poco prima dello spiazzo della Balmassa. Pensieri e ricordi.. La luna si nasconde dietro a delle nubi, spero, speriamo che ne esca. La traccia sale nel bosco, a tratti assai ripida. Acceleriamo il passo, non ci fermiamo perché l’aria è fredda, la temperatura sui 2-3 gradi sottozero, ma oggi non c’è il sole a scaldarci.


 


A farlo ci pensa quel che stiamo vivendo. Il cuore batte, l’organismo lavora a pieno ritmo, senza sforzo. Saliamo in una zona di rado bosco, la traccia a dire il vero fa dei giri che ci lasciano perplessi, ma la vetta si fa sempre più vicina.


 


Cento metri al di sotto di essa, la luna finalmente esce dalle nubi, e l’ambiente cambia aspetto. La luce argentata rischiara tutto quasi a giorno, si può spegnere la frontale. Eccoci in vetta, sono le 9 e 20 di sera, è la terza volta per me che sono su questa montagna nel giro di due mesi. Guardo il cielo stellato, un’altra stella cadente.


 


Vorrei quasi stendermi sulla neve a guardarle e contarle, nel freddo cielo invernale, milioni, miliardi di stelle, di pensieri, che stanno lassù, ed ogni tanto qualcuno si spegne, voglio pensare che sono sogni, alcuni si realizzano, altri si spengono con una fiammata tornando sulla Terra.


 


Rimaniano in cima una quarantina di minuti, ammirando la pianura illuminata, il chiarore che accarezza le nostre montagne, le nubi lontane a sud luminosissime, le stelle, l’aria frizzantina dei –5° che ci fa assaporare con piacere il the caldo.


 


Poi è ora di scendere. Alle 22 , ci prepariamo e giù. La neve è stupenda, farinosa, leggera, e sciare su questi pendii in gran parte ancora intonsi, tracciare serpentine con la neve polverosa che si solleva al chiaro di luna, e con la pianura illuminata ai nostri piedi è una cosa che non si vive tutti i giorni.


 


Scendiamo abbastanza silenziosi, godendoci il momento e la solitudine. Raggiungiamo presto la stradina, la parte bella è finita, ma ce la ricorderemo per sempre. Il resto della discesa è prima un po’ noioso, poi acrobatico, derapando sui muri di neve a lato strada per non raschiare gli sci sull’asfalto.


 


Alle 22.40 siamo all’auto. Scendiamo verso Cuorgnè, dove birra e toast ci aspettano (non ho cenato, è stata una giornata concitata sin dal mattino..)


 


Quando la barista capisce dove siamo stati, ci dice in canavesano stretto “vui èt sè nin a post…” … probabilmente ha ragione, ma sciare nella polvere, al chiaro di luna, con la pianura illuminata ai tuoi piedi non ha prezzo.


 


Poche foto, la maggior parte delle immagini e dei momenti che ho e abbiamo vissuto sono bene impressi nella mia mente, sicuramente più “calda” e viva di una asettica SD card.


 


E’ l’una di notte quando sono nel letto al caldo. Il gatto mi si accoccola a fianco sulla coperta, fa le fusa. Spengo la luce e chiudo gli occhi. Una luce argentata, un chiarore filtra dalle finestre. E’ la luce lunare riflessa dal bianco della neve che ammanta i prati attorno a casa.


 


Per un attimo penso se quel che ho vissuto questa sera fa l’ho sognato… poi realizzo che no, non ho sognato. Quattro ore fa ero davvero lassù, a Cima Mares, a sciare al chiaro di questa stessa luna che illumina ora la mia stanza. Siamo dei pazzi forse, ma ancora una volta abbiamo vissuto qualcosa di speciale, e solo chi appartiene al nostro mondo, e lo apprezza, sa cosa vuol dire.


 


Chiudo nuovamente gli occhi, mille pensieri, di montagne, momenti, sciate, persone, emozioni presenti, passate e future mi avvolgono, e mi trasportano presto in un sonno profondo.


 


Buonanotte.



 


 

martedì 13 gennaio 2009

Con le ciaspole per prati e boschi intorno a casa..

Dopo la grande nevicata, ho voluto approfittare della bella giornata di sole di sabato 10 gennaio, per fare un giro nei prati e boschi attorno a casa.


 


Ero indeciso se prendere gli sci, poi visto che comunque non avrei avuto grandi pendii da sciare ( ), ho optato per le ciaspole.


 


Idea forse bizzarra, ma quando mai mi ricapiterà di poter “ciaspolare” intorno a casa???


 


Ho fatto così una lunga passeggiata di un’ora e mezza nei boschi della mia infanzia, tra ricordi e pensieri, ammirando un panorama che forse non ero più abituato a vedere ed a vivere. E ho voluto viverlo così, passeggiando senza tempo, osservando, scrutando, cercando, angoli d’inverno in un ambiente famigliare ma che negli ultimi anni forse ho un po’ dimenticato.


 


E’ stato bello camminare su quasi 20 cm di neve compatta, osservare la galaverna sulle piante “fabbricata” dai –8° della notte, le tracce e la “sala da pranzo” della volpe e del cinghiale.


 


Tracce sulla neve, di gatti, lepri, cani, uccelli. Il volo dell’airone cinerino che si leva dal campo innevato e va a posarsi un maestoso rovere.


 


Angoli d’inverno, giochi di ghiaccio, ricami sulla neve, che ridisegna completamente un mondo. Lo sfondo delle mie montagne innevate come non vedevo da anni e anni e anni.


 


C’ero solo io in giro, naturalmente. Un pazzo con le ciaspole per prati e boschi. Ma è stato davvero un bel giro, un “vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.


 


E così è stato. Mentre tornavo a casa mi veniva in mente di quand’ero piccolo, negli anni 80 ed era così facile vedere questi posti innevati a lungo. E’ così bello quando le stagioni fanno quel che devono fare.


 


La primavera, la primavera, col risveglio della natura, i fiori, l’erba verde.


 


L’estate, l’estate, coi temporali, il caldo, l’odore del fieno.


 


L’autunno, l’autunno, con le foglie che cadono, le castagne, l’odore della terra arata.


 


E l’inverno, l’inverno, con la neve, il gelo, il ghiaccio.


 


Il sole era caldo, così come l’animo, nel rendermi conto della bellezza del posto dove sono nato.



 


domenica 11 gennaio 2009

Amico Fragile

Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d'attenzione e d'amore
troppo, "Se mi vuoi bene piangi"
per essere corrisposti, valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo , "Mi ricordo"
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità;
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi
ero molto più curioso di voi.

E poi sospeso tra i vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta"

E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
il mio è un po' di tempo che si chiama Libero
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.


Sono già passati 11 anni. Ti ho scoperto tardi, ma non posso più fare a meno di ascoltarti. Le tue non erano canzoni, erano poesie.

Ciao Faber.

venerdì 9 gennaio 2009

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Questi versi di Fabrizio De Andrè mi sono venuti in mente questa mattina, al risveglio, quando ad est le prime schiarite, e le nubi rosa annunciavano la nascita del nuovo giorno.



Dai prati innevati saliva una nebbia bassa, creando luci soffuse, dopo l'ultima neve caduta ieri sera, che aveva ricamato alberi, prati, ed ogni cosa, accenntuando ancor di più la bellezza del paesaggioinvernale che si respira ormai da giorni.

Percorrendo la strada, gelata, bianca, entrando nel tratto nel bosco ricamato di neve e ghiaccio, con quella nebbia bassa tutt'intorno, mi pareva di essere in Lapponia o in Canada, ma semplicemente ero qui vicino a casa, tra questi campi e questi boschi che riconosco esser parte integrante della mia vita.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l'inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un'alba antica.


lunedì 5 gennaio 2009

“Vorrei tornar lassù
dove l’alba insegue il tramonto,
dove il tramonto incenerito si annega
in un mare di rosso
dove il mio cuore diviene
fiore di pietra per l’immensa paura.
Dove triste è pensare al ritorno
verso monti di nero catrame”


Cesare Maestri

venerdì 2 gennaio 2009

Pensieri nella nebbia

Dalla cima mi guardo intorno… che meraviglia. C’è tanto silenzio, serenissimo verso le Alpi, laggiù la pianura è immersa nel gelo e nella nebbia.



Percorro mentalmente la cresta, verso l’Angiolino. Risalgo su Cima dell’Uia, ridiscendo verso il Soglio. Raccolgo lì un pensiero, un lontano pensiero.


Continuo nel mio percorso mentale, ecco Cima Mares, raccolgo qui un altro pensiero, più recente.


Proseguo verso la pianura, verso oriente, verso la nebbia, verso il freddo. Ed è là che deposito questi pensieri ed altri ricordi dell’anno che è appena concluso. Là si conserveranno, là si cementeranno, e forse un giorno, quando li tirerò di  nuovo fuori dal loro scrigno, mi strapperanno un sorriso e magari una lacrimuccia, non di tristezza, ma di quelle che nascono dalle gioie vissute.





Seltsam, im Nebel zu wandern!
Leben ist Einsamsein
Kein Mensch kennt den andern
Jeder ist allein