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martedì 3 maggio 2011

3 maggio

sono già passati 8 anni da quel 3 maggio, da quella mattina in cui, alle 9.45, hai lasciato questa terra per salire sulla montagna più alta che esista.

E' già passato tanto tempo... ma i ricordi delle tante gite e tante montagne salite assieme, rimane, seppur col rimpianto di non esserne riuscite a fare altre.

Ti ricordo con questa foto, sulla Cima dell'Arolley, di fronte al nostro Gran Paradiso, il 3 luglio 1999. La nostra prima gita crepuscolare.



Bei ricordi, indelebili, che rivivono ogni volta che torno in montagna, grazie alla passione che mi hai trasmesso.

Ciao pà.

martedì 5 aprile 2011

The Wall live, 4 aprile 2011

 


Difficile riordinare le idee dopo le emozioni vissute ieri sera ad Assago. Non credevo, anni fa, che un giorno avrei potuto assistere allo spettacolo di The Wall dal vivo. Speravo di poter vedere un concerto di Gilmour o anche Waters, ma proprio The Wall.. non pensavo che sarebbe stato riportato in scena dopo 30 anni.
 
Ho preso i biglietti quasi un anno fa…gli ultimi giorni non stavo più nella pelle. Il viaggio verso Assago, il caldo di aprile. La coda, il clima rovente dentro al forum. L’attesa. E poi il ticchettio di un conto alla rovescia. E le note di “In the flesh?” che mi provocano subito la pelle d’oca, fuochi artificiali, uno stuka che si schianta oltre il Muro con fuoco e fiamme. Lo show ha inizio.
 
“The thin ice” con le immagini del padre di Waters e di altri, civili e soldati, morti nelle guerre degli ultimi 70 anni. The Wall sin dall’origine era un messaggio politico, e lo è ancora, adattato ai tempi.
 
E poi “Another brick in the wall part 1, The happiest days of my life ed Another brick in the wall part 2” in sequenza crescente di suoni, luci ed emozioni. La pelle d’oca, il groppo in gola nell’urlare “Hey theachers leave the kids alone!” con tutte le 10000 persone del forum ed il coro dei bambini sul palco, il pupazzo del maestro cattivo che riporta alle immagini del film.
 
“Mother” solo per chitarra e voce riporta la calma, con un bel “col cazzo” come risposta a “should I trust the government” prima di “Goodbye blue sky”, dove le colombe della pace diventano aerei che scaricano come bombe simboli ideologici e religiosi.. falce e martello, croce, mezzaluna, stelle di David, simboli della Shell e della Mercedes.. bombardamento di ideologie.
 
“Empty spaces” e “Shall we do now?” con l’amplesso psichedelico tra i fiori, ed il crescendo di suoni, portano a “Young lust”, con le immagini di donnine che potrebbero essere anche piuttosto di attualità.
 
In sequenza, mentre il Muro viene completato, le canzoni che portano Waters-Pink a distruggere la stanza, separarsi dalla moglie, chiudersi dentro al Muro, prima dell’intervallo, per “riprendersi” dalle emozioni vissute finora.
 
“Hey you” eseguita tutta dietro al Muro riprende lo spettacolo. “Is there anybody outhere?” si domanda Waters, mentre già il cuore mi batte forte sapendo che il pezzo forte sta per arrivare. Ci si chiede che fine ha fatto “Vera Lynn”, urliamo di portare i “ragazzi a casa” nel forum che esplode quasi in un boato. Qualcuno bussa alla porta, “it’s time to go”, è ora di andare. Ultima domanda, “Is there anybody outhere”, poi parte “Comfortably numb” che canto con tutta la voce che ho, la pelle d’oca, l’emozione che mi vince ed una lacrima mi scende sul viso. L’assolo finale, che, anche se non è prodotto dalle mani di Gilmour, è all’altezza della situazione. Mi perdo quasi in trance, in piedi, abbracciato alla donna che amo. Quando finisce in un’esplosione di suoni sono esausto e quasi senza voce… ma “the show must go on”.
 
“In the flesh?” mi riporta alla realtà, prima di una travolgente ed energica “Run like hell”. Le emozioni sono sempre forti, ma so che manca poco alla fine. “Waiting for the  worms”, con Waters vestito col il mantello da ufficiale, e la marcia pseudo-nazista dei martelli, che da piccolo mi impressionava tantissimo, proiettata sul Muro.
 
Ci siamo, è l’ora del “processo”. Roger solitario sul palco, mentre alle sue spalle il giudice sentenzia: “abbattete il Muro”.
 
TEAR DOWN THE WALL!
 
TEAR DOWN THE WALL!
 
TEAR DOWN THE WALL!
 
…urlato a ripetizione da tutto il forum, l’emozione che sale, il Muro che finalmente cade, blocco per blocco, con un frastuono che fa vibrare le scalinate. Mi viene ancora la pelle d’oca a pensarci.
 
 “Quelli che Ti amano veramente camminano su e giù, fuori dal Muro”. Giuly si stringe a me, sente il mio cuore che batte emozionato, anche noi, come la band e Pink, siamo “outside the wall”.
 
Thank you, grazie mille. La musica si affievolisce, i musicisti ad uno ad uno lasciano il palco, l’ultimo è Waters.
 
I suoni finiscono, le luci si accendono. “The show is over”, è finito lo spettacolo. Un bacio a chi mi ha accompagnato, ed ha vissuto con me queste emozioni. Un viaggio di ritorno nella pianura padana, le luci di casa, un letto che ci accoglie, la stanchezza che ci assale.
 
Ripenso alle emozioni vissute questa sera. Brividi. Il respiro della mia compagna, gli occhi che si chiudono, il sonno che mi rapisce, trasportandomi nuovamente in un mondo di sogni, tra i vivi ricordi di una serata indimenticabile.

mercoledì 16 febbraio 2011

uno strano inverno

è uno strano inverno quest'anno. pur avendo messo gli sci la prima volta il 6 novembre, mai così presto da quando faccio scialpinismo, il proseguio della stagione non è stato come poteva apparire dal "mattino".

non ho fatto molte gite e la neve, tolta l'ultima settimana del 2010, non è stata poi granchè. l'alternarsi di freddo e caldo in quota, ed un lungo periodo secco, han creato condizioni strane, riducendo le montagne in stato quasi primaverile in molte valli.

ora è tornata di nuovo un po' di neve, vedremo cosa si riuscirà a trovare nel fine settimana. siamo a 15 giorni dalla fine dell'inverno meteorologico, nelle scorse settimane la primavera ha già fatto sentire il suo respiro, mi vien già quasi voglia di disegnare curve sul firn..

ma, forse, è ancora presto.

per vari motivi la montagna nell'ultimo mese e mezzo non mi ha visto molto. è ora di recuperare il tempo perduto, di tornare a trovare questa cara, vecchia amica.




giovedì 27 gennaio 2011

Giornata della Memoria

Nella Giornata della Memoria segnalo questo libro, decisamente "pesante" ma che ci ricorda come, nonostante dopo la Shoah si disse "mai più", in realtà, proprio nel cuore d'Europa, 15 anni fa si perpetrò un genocidio contro i musulmani bosniaci, uno "sterminio" vero e proprio con esecuzione di massa di 8000-10700 civili maschi di religione musulmana della città enclave di Srebrenica.

Ancora oggi "saltano fuori" fosse comuni con centinaia, migliaia di corpi. "Mai più" si disse.. invece anche i musulmani di Bosnia, nel luglio 1995, subirono una Shoah mentre l'Europa ed il mondo intero, sono stati a guardare. Ci sono state responsabilità più o meno dirette dell'ONU in quel massacro. E nessuno, ancora ha pagato.

E le donne di Srebrenica aspettano ancora di sapere che fine hanno fatto mariti, fratelli e figli. Con la Giornata della Memoria voglio ricordare anche loro.

venerdì 21 gennaio 2011

Presentazione Guida Scialpinistica del Canavese




prima della presentazione ufficiale verrà proiettata in automatico e senza commento la proiezione sullo scialpinismo da me realizzata nel 2009, "Momenti di Scialpinismo"

venerdì 31 dicembre 2010

Saluto al 2010.

Un altro anno è passato, migliaia di ricordi che vanno ad aggiungersi all’album della vita.
 
Una sciata il primo dell’anno, tre amici, ampi pendii intonsi di polvere.
Le prime esperienze come aiuto-istruttore di scialpinismo.
Una bufera di neve a metà febbraio.
Ed altre due spettacolari nevicate marzoline.
Una notturna a Punta Sourela.
Una mattinata rubata al lavoro per godersi in totale solitudine l’ultimo Soglio dell’anno con la neve primaverile.
Il vento bestiale di quella domenica in alta val Pellice.
I pendii lisci come biliardi del Barrouard.
La prima curva nel canale della Becca di Gay.
L’orrenda neve del Piantonetto.
Innumerevoli buchi nell’acqua, nella neve brutta e nelle nuvole di un anno col tempo dispettoso.
Una sciata imperiale alla Rognosa del Sestriere.
Due cari amici diventati genitori.
I tredici laghi in una giornata nebbiosa.
Le arrampicate serali a Montestrutto, Voira, Ponte del Diavolo.
I miei primi 6a.
Feste di paese, mangiate, l’Orgoglio Alpino in Val Varaita.
La gioia di qualcuno sul suo primo tremila.
La crisi “vocazionale” per l’alta montagna.
Il ritorno alle alte quote nella valle più amata.
La diga del Vajont, le stradine di Erto, Mauro Corona.
La gentilezza dei bosniaci.
Il ponte di Mostar e la verde acqua della Neretva.
I segni della guerra ancora presenti nell’area balcanica.
Le ragazze di Sarajevo.
La fusione di culture e religioni in pace.
Una città che rinasce.
Le strade della Bosnia-Erzegovina.
La cucina dell’est.
Il mare della Croazia.
La roccia di Paklenica.
I calamari grigliati accompagnati dalla Malvasja di fronte al mare.
Il profumo del sale, il suono delle onde.
La grotta di Manita Pèc. Il caldo atroce dell’agosto balcanico.
L’organo Marino di Zara.
Quel tramonto dal molo, con la mente che spingeva ad ovest.
Il ritorno a casa.
Francesca, la mia nipotina.
Il ritorno a quota 4000.
L’alba sull’Hohlaubgletscher, quel passaggio di III°, l’arrivo con la pelle d’oca in vetta all’Allalinhorn.
La fine della “crisi”.
Un bivacco, due amici , la campana in vetta all’Uja di Mondrone e quella cresta sognata da anni.
Una stella senza cielo.
Un pomeriggio di fine estate, due mani che si incrociano.
Due fratelli di papà saliti in Cielo a fargli compagnia.
L’ultima alpinistica della stagione su una Basei deserta ed in veste invernale.
I mari di nubi dell’autunno.
Le gite con cari amici tra i larici dorati e le prime nevi.
Quattro giorni tra i colori autunnali in Provenza con una persona speciale.
Il mare della Camargue.
La Paella.
Le vigne del Luberon.
Il Mistral.
Gli occhietti sorridenti.
La gioia di essere zio.
Gli sci a cui levare la polvere.
La ruggine da togliere alle gambe.
Mattoncino su mattoncino.
Una strada da percorrere assieme.
La neve effimera di inizio inverno.
La pioggia di Natale.
La neve di Santo Stefano.
La poudreuse della Pala Rusà e del Lion
Una persona da curare
Gli ultimi giorni dell’anno, “qualcosa” da costruire.
 
….ed un sorriso per l’anno nuovo che sta per cominciare, tenendo la vita per mano.